
72) Lafargue. Il tempo libero e gli sviluppi della tecnologia.
Secondo il genero di Marx i diritti dell'ozio devono essere
considerati pi sacri dei Diritti dell'uomo. Essi impongono di
non lavorare pi di tre ore al giorno. Quando si raggiunger
questo risultato, allora finalmente lavorare sar un piacere. Con
l'aiuto delle macchine moderne ci  diventato possibile.
P. Lafargue, Il diritto all'ozio (pagine 67-68).

 Queste miserie individuali e sociali, per grandi e innumerevoli
che siano, per eterne che appaiano, spariranno come le iene e gli
sciacalli all'avvicinarsi del leone, allorch il proletariato
dir: Lo voglio. Ma perch pervenga alla coscienza della sua
forza,  necessario che il proletariato schiacci sotto i piedi i
pregiudizi della morale cristiana, economica, libero-pensatrice; 
necessario che ritorni ai suoi istinti naturali, che proclami i
Diritti dell'ozio, mille volte pi sacri e pi nobili degli
asfittici Diritti dell'uomo, escogitati dagli avvocati metafisici
della rivoluzione borghese; che si costringa a non lavorare pi di
tre ore al giorno, a non far niente e a far bisboccia per il resto
della giornata e della notte.
Fin qui il mio compito  stato facile, non avevo che da descrivere
dei mali reali a noi tutti, ahim, ben noti! Ma convincere il
proletario che la parola d'ordine che gli  stata inculcata 
perversa, che il lavoro sfrenato al quale si  dato dagli inizi
del secolo  il pi tremendo flagello che mai abbia colpito
l'umanit, che il lavoro diverr un complemento del piacere
dell'ozio, un benefico esercizio per l'organismo umano, una
passione utile all'organismo sociale solo quando sar saggiamente
regolamentato e limitato a un massimo di tre ore al giorno, questo
 un compito arduo al di sopra delle mie forze; solo dei
fisiologi, degli igienisti, degli economisti comunisti potrebbero
affrontarlo. Nelle pagine che seguono, mi limiter a dimostrare
che, dati i mezzi di produzione moderni e la loro illimitata
capacit riproduttiva, bisogna reprimere la passione aberrante
degli operai per il lavoro e obbligarli a consumare le merci che
producono.
P. Lafargue, Il diritto all'ozio, Feltrinelli, Milano, 1971,
pagine 124-125.
